25 agosto 2026 - La logistica italiana chiede di essere trattata per quello che è diventata: un’infrastruttura economica al servizio dell’industria e della distribuzione, non un semplice costo accessorio della movimentazione delle merci. È il messaggio portato al Meeting di Rimini da Umberto Ruggerone, vicepresidente di Assologistica, intervenuto alla tavola rotonda “La logistica in Italia al servizio della competitività del Paese”, promossa da FEDIT e moderata da Francesco Seghezzi, presidente della Fondazione ADAPT.
Al centro del confronto sono finiti alcuni dei dossier che incidono direttamente sull’organizzazione del settore: appalti e subappalti, qualità del lavoro, piattaforme digitali, legalità, innovazione e regole applicabili a una filiera diventata progressivamente più articolata.
«La logistica è un driver di sviluppo fondamentale per il Paese e per l’economia, sia a supporto dell’industria sia della distribuzione», ha sottolineato Ruggerone. Per accompagnarne la crescita, ha aggiunto, servono «condizioni normative e regolatorie coerenti».
Il tema è particolarmente sensibile per un comparto nel quale convivono grandi operatori internazionali, imprese specializzate, cooperative, fornitori di handling e magazzino, trasportatori e piattaforme tecnologiche. Una frammentazione che rende decisivo il quadro delle regole, soprattutto quando la competizione si sposta sul costo del lavoro e sulla gestione degli appalti.
Ruggerone ha richiamato il percorso di riforme sostenuto negli ultimi anni da Assologistica, ricordando come diverse richieste avanzate dal settore siano nate dall’esigenza di garantire maggiore stabilità, trasparenza e certezza normativa.
La questione posta a Rimini va però oltre le singole norme. La logistica è ormai incorporata nei processi produttivi: disponibilità dei magazzini, trasporto, distribuzione e gestione delle scorte incidono sui tempi di consegna e quindi sulla capacità delle imprese italiane di competere sui mercati.
Da qui la richiesta di un riconoscimento istituzionale coerente con il peso assunto dalla filiera. Per Assologistica, regole più chiare non significano semplicemente ridurre gli adempimenti, ma costruire condizioni omogenee per gli operatori e dare maggiore certezza agli investimenti.
Il confronto aperto al Meeting mette così sullo stesso piano politica industriale e politica logistica. Perché fabbricare in Italia resta competitivo soltanto se materie prime, componenti e prodotti finiti riescono a muoversi con costi, tempi e regole compatibili con quelli dei principali concorrenti europei.

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