29 agosto 2026 - Lo Stretto di Hormuz continuerà a essere uno dei passaggi marittimi più importanti del mondo, ma i Paesi del Golfo stanno investendo perché non sia più l'unica porta disponibile. La crisi degli ultimi mesi ha accelerato programmi su porti, pipeline, ferrovie e corridoi terrestri progettati per portare merci ed energia direttamente verso il Mar Rosso o l'Oceano Indiano senza attraversare lo stretto.
Arabia Saudita ed
Emirati Arabi Uniti sono al centro di questa trasformazione. Riyadh dispone
della possibilità geografica di trasferire parte dei flussi dalla costa del
Golfo verso il Mar Rosso, mentre Abu Dhabi ha sviluppato Fujairah, affacciata
direttamente sul Golfo di Oman e quindi esterna a Hormuz.
Il problema è evidente
sulla carta nautica. Per raggiungere l'Oceano Indiano dai principali porti del
Golfo Persico una nave deve attraversare un corridoio largo poche decine di
chilometri. Qualsiasi minaccia alla navigazione produce immediatamente effetti
su assicurazioni, noli, disponibilità delle navi e pianificazione delle supply
chain.
La risposta sta
diventando infrastrutturale.
Non significa sostituire
Hormuz. I volumi che attraversano lo stretto sono troppo grandi perché una rete
alternativa possa assorbirli integralmente. Significa però creare ridondanza,
la stessa logica con cui una supply chain industriale evita di dipendere da un
solo fornitore.
Fujairah rappresenta
l'esempio più evidente. La sua posizione permette alle navi di caricare o
scaricare senza entrare nel Golfo Persico e il porto dispone già di una forte
specializzazione energetica. Nuove connessioni terrestri e pipeline possono
aumentarne ulteriormente il peso.
L'Arabia Saudita dispone
invece di due fronti marittimi. Lo sviluppo di Jeddah e degli altri porti sul
Mar Rosso offre la possibilità di costruire corridoi trasversali capaci di
collegare le aree produttive e logistiche del Golfo con la costa occidentale.
Gli investimenti
arrivano mentre il traffico attraverso Hormuz continua a muoversi sotto i
livelli medi precedenti. Per compagnie e assicuratori la valutazione del
rischio è diventata una variabile strutturale nella scelta delle rotte.
La conseguenza potrebbe
essere duratura. Anche se la situazione geopolitica dovesse normalizzarsi, le
infrastrutture costruite oggi rimarranno.
Hormuz resterà centrale.
Ma Arabia Saudita ed Emirati stanno spendendo miliardi perché centrale non
significhi più indispensabile.






