28 luglio 2026 - La perdurante instabilità geopolitica nel Medio Oriente continua a produrre effetti concreti sulla logistica marittima internazionale. Il gruppo armatoriale danese Maersk ha annunciato l'introduzione di un nuovo Emergency Operational Recovery Surcharge (EORS) pari a 1.000 dollari per container destinato alle merci che transitano nell'area del Golfo Persico attraverso lo Stretto di Hormuz.
La decisione rappresenta
una delle conseguenze più evidenti delle crescenti tensioni nell'area, dove
l'aumento dei rischi operativi, delle misure di sicurezza e dei costi
assicurativi sta modificando gli equilibri economici del trasporto marittimo
internazionale. Il supplemento interesserà numerosi servizi diretti verso
Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrain, Kuwait, Iraq e altre destinazioni servite
attraverso il Golfo.
Lo Stretto di Hormuz
costituisce uno dei principali chokepoint del commercio mondiale. Attraverso
questo corridoio marittimo largo appena poche decine di chilometri transita una
quota rilevantissima delle esportazioni mondiali di petrolio e gas naturale
liquefatto, oltre a un crescente volume di traffico containerizzato destinato
ai mercati del Medio Oriente. Ogni elemento di instabilità nell'area produce
inevitabilmente conseguenze sulle catene logistiche globali.
Negli ultimi mesi gli
armatori hanno dovuto affrontare un incremento dei premi assicurativi, maggiori
costi per le misure di sicurezza, modifiche alle rotte operative e una gestione
più complessa delle flotte. Sebbene il traffico commerciale non abbia subito
interruzioni generalizzate, l'aumento del rischio percepito sta
progressivamente incidendo sui costi di esercizio delle compagnie di
navigazione.
Per gli importatori e
gli esportatori europei il nuovo surcharge rappresenta un ulteriore elemento di
pressione sui costi logistici. Molte aziende italiane operano infatti
stabilmente con i mercati del Golfo, esportando macchinari, componentistica
industriale, prodotti alimentari, materiali da costruzione e beni di consumo.
L'incremento dei costi di trasporto rischia quindi di riflettersi direttamente
sui prezzi finali e sulla competitività delle imprese.
L'impatto interessa
anche i porti italiani, in particolare quelli che rappresentano i principali
gateway per i traffici diretti verso il Medio Oriente. Terminal container,
spedizionieri, operatori logistici e imprese manifatturiere dovranno infatti
ricalibrare pianificazione, contratti di trasporto e tempi di consegna in
funzione del nuovo scenario operativo.
Le grandi compagnie di
navigazione stanno nel frattempo adottando strategie differenti. Alcuni servizi
sono stati riprogrammati per aumentare i margini di sicurezza, mentre altre
linee hanno rafforzato il monitoraggio continuo dell'evoluzione geopolitica
attraverso centrali operative dedicate. La priorità rimane garantire la
continuità dei servizi senza compromettere la sicurezza degli equipaggi e delle
navi.
La situazione conferma
quanto il trasporto marittimo sia diventato sempre più esposto agli eventi
geopolitici. Dopo le difficoltà registrate nel Mar Rosso e lungo il Canale di
Suez, anche il Golfo Persico torna ad assumere un ruolo centrale nelle
valutazioni strategiche delle compagnie armatoriali. Per il sistema logistico
internazionale la sfida consiste nel mantenere affidabili le supply chain pur
in presenza di uno scenario caratterizzato da crescente imprevedibilità.
Per l'industria
italiana, fortemente orientata all'export, la capacità di adattarsi rapidamente
ai cambiamenti delle rotte e dei costi di trasporto rappresenterà un fattore
competitivo sempre più importante nei prossimi anni.

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