28 luglio 2026 - Il trasporto ferroviario delle merci italiano entra nella seconda metà del 2026 con un dato che rende ancora più evidente la profondità della crisi attraversata dal comparto. Nei primi sei mesi dell’anno la produzione si è fermata a 23,7 milioni di treni-chilometro, contro i 25,8 milioni registrati nello stesso periodo del 2025. La riduzione è dell’8,1% e corrisponde alla perdita, in appena un semestre, di oltre due milioni di treni-chilometro.
I dati emergono dal
monitoraggio di Fermerci e confermano una dinamica negativa che non può più
essere considerata temporanea. Il traffico ferroviario merci era già sceso dai
53,8 milioni di treni-chilometro del 2021 ai 49,4 milioni del 2025, accumulando
una contrazione del 7,8% in quattro anni. Il 2025 aveva inoltre segnato il
terzo arretramento annuale consecutivo, con una flessione del 3,5%.
Se la tendenza rilevata
tra gennaio e giugno dovesse proseguire anche nel secondo semestre, il 2026
potrebbe chiudersi intorno ai 45 milioni di treni-chilometro. La perdita
annuale supererebbe così i quattro milioni, mentre il divario rispetto al 2021
arriverebbe vicino ai nove milioni di treni-chilometro. In pratica, il settore
tornerebbe sui livelli produttivi del 2015, cancellando una parte importante
dei progressi ottenuti attraverso le politiche di riequilibrio modale.
La causa principale
viene individuata nelle numerose interruzioni della rete legate ai cantieri di
potenziamento infrastrutturale finanziati dal PNRR. Sono interventi
indispensabili per aumentare capacità, affidabilità e prestazioni della rete
ferroviaria nazionale, ma durante la fase di realizzazione stanno imponendo
pesanti limitazioni operative alle imprese merci. Riduzioni della capacità
disponibile, deviazioni, allungamento dei tempi di percorrenza e difficoltà
nella programmazione rendono il servizio ferroviario meno competitivo rispetto
alla strada.
Il problema non riguarda
soltanto il numero dei convogli cancellati o rallentati. Le imprese ferroviarie
devono continuare a sostenere costi del personale, locomotive, carri,
manutenzione e accesso all’infrastruttura anche quando la produzione si riduce.
Una perdita prolungata di traffico rischia inoltre di spingere clienti
industriali e operatori logistici verso soluzioni alternative, rendendo più
difficile recuperare i volumi una volta completati i lavori.
Il presidente di
Fermerci, Clemente Carta, ha chiesto al Governo misure immediate di sostegno e
un piano pluriennale di rilancio dotato di risorse adeguate. L’obiettivo è
evitare che una difficoltà collegata alla fase straordinaria dei cantieri si
trasformi in una crisi strutturale, compromettendo il patrimonio industriale e
professionale costruito nel settore.
La contraddizione è
evidente: mentre l’Italia investe miliardi per rendere più moderna la rete
ferroviaria, rischia di indebolire proprio le imprese che dovranno utilizzarla.
Perché gli investimenti infrastrutturali producano risultati concreti, sarà
quindi necessario accompagnare i lavori con strumenti di compensazione, una
migliore programmazione delle interruzioni e una gestione della capacità che
riconosca al traffico merci un ruolo strategico.
La tenuta del cargo
ferroviario è infatti essenziale non soltanto per raggiungere gli obiettivi
ambientali, ma anche per sostenere la competitività dei porti, degli interporti
e delle filiere industriali italiane. Senza un intervento rapido, il rischio è
di arrivare alla conclusione dei cantieri con una rete più efficiente, ma con
un mercato ferroviario merci significativamente ridimensionato.

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