27 agosto 2026 - Fino a 70 navi sono in attesa nei pressi del Canale di Sulina per raggiungere i porti ucraini del Danubio e caricare cereali. La combinazione tra carenza di piloti, precedenza accordata ai carichi energetici, allarmi aerei e condizioni meteorologiche ha ridotto la capacità del canale a poche unità al giorno, creando una coda che pesa direttamente sull’export agricolo di Kiev.
Sulina è diventato un passaggio vitale dopo che gli attacchi sul Mar Nero hanno ridotto l’operatività dei tradizionali porti ucraini, che prima del conflitto gestivano circa il 90% delle esportazioni di grano. I porti fluviali hanno assorbito parte dei volumi, ma dispongono di una capacità strutturalmente inferiore.
La situazione attuale mostra il limite di quel sistema di emergenza. Trader e analisti indicano una capacità di ingresso scesa a due-tre navi al giorno, mentre i tempi di attesa generano costi che possono raggiungere circa 8.000 dollari al giorno per unità.
L’impatto è già visibile sui volumi. Ad agosto l’Ucraina ha esportato circa 539 mila tonnellate di cereali contro 1,73 milioni nello stesso periodo dello scorso anno. La ferrovia sta cercando di assorbire una parte del deficit, ma le tonnellate movimentabili su rotaia non sono sufficienti a sostituire la capacità delle navi oceaniche.
Il problema si trasferisce rapidamente verso l’interno. Se il grano non lascia i terminal, aumentano le scorte nei silos e si riduce lo spazio disponibile per il raccolto successivo. I costi logistici vengono quindi scaricati a monte sulla filiera agricola.
Il Danubio resta una valvola fondamentale, ma la congestione di Sulina dimostra che una rotta alternativa funziona soltanto finché dispone di capacità residua. Con 70 navi in coda, quella capacità è ormai quasi completamente assorbita.

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