1 settembre 2026 - Undici treni al giorno in ciascuna direzione entro il 2030, che potrebbero diventare 17 entro il 2033. Il carico, però, non sarà carbone, acciaio o container: sarà anidride carbonica catturata dagli impianti industriali.
Uno studio realizzato da DB Cargo e DB InfraGO insieme a HES International e Harbour Energy ha verificato la fattibilità tecnica e operativa di una catena ferroviaria per trasportare CO₂ liquefatta dagli stabilimenti industriali al futuro terminal CO₂nnectNow di Wilhelmshaven.
L'analisi, condotta tra metà 2025 e l'inizio del 2026, ha esaminato rete ferroviaria, nodi, colli di bottiglia e condizioni operative di undici siti industriali.
Il risultato indica che già nel 2030 potrebbero circolare circa 11 convogli quotidiani per direzione tra gli impianti e Wilhelmshaven, salendo fino a 17 tre anni più tardi.
La CO₂ verrebbe trasportata in carri cisterna specificamente isolati, progettati per il prodotto liquefatto a temperature criogeniche. Arrivata al terminal, potrebbe essere caricata sulle navi e trasferita verso siti offshore di stoccaggio permanente.
La ferrovia avrebbe soprattutto una funzione complementare alle future pipeline. Costruire una condotta dedicata può essere giustificato per i grandi cluster industriali, molto meno per stabilimenti isolati o volumi inferiori.
È lì che DB Cargo vede nascere un mercato.
Per il rail freight europeo, alle prese con la contrazione di diversi traffici tradizionali, la decarbonizzazione può quindi generare paradossalmente una nuova merce da trasportare.
Wilhelmshaven diventerebbe il punto nel quale convergono treno e nave: la CO₂ arriva dall'industria su rotaia e riparte via mare verso lo stoccaggio offshore.
Non è ancora un traffico commerciale da 11 treni quotidiani: per ora è il volume indicato dallo studio di fattibilità per il 2030. Ma la scala analizzata mostra che il CCS, se passerà alla fase industriale, avrà bisogno di una vera catena logistica.






