2 settembre 2026 - La pressione sui porti ucraini continua a trasferirsi sul Danubio, ma anche la via alternativa sta raggiungendo rapidamente i propri limiti.
Nuovi attacchi russi hanno colpito infrastrutture portuali ed export nella regione di Odessa e il valico di Orlivka con la Romania, interrompendo temporaneamente il transito di persone e veicoli. Il problema logistico è ormai evidente.
Le difficoltà dei grandi porti del Mar Nero, che in condizioni normali gestiscono la parte dominante dell'export ucraino, hanno spinto quantità crescenti di merce verso Reni, Izmail, il Danubio e i valichi ferroviari occidentali.
Ma la capacità alternativa è molto più bassa.
La coda di navi in attesa di entrare nel Danubio ha raggiunto circa 80 unità, rispetto alle 70 registrate pochi giorni prima.
Ukrzaliznytsia sta aumentando i conferimenti ferroviari di cereali verso i porti fluviali, ma anche la ferrovia deve confrontarsi con allarmi aerei, interruzioni operative e capacità limitata. È il secondo collo di bottiglia della stessa crisi.
Quando il Mar Nero perde capacità, il traffico cerca il Danubio. Quando il Danubio si riempie, cresce la pressione sulla ferrovia e sui valichi occidentali.
Per questo la nuova escalation non è soltanto un problema dei porti ucraini: sta ridisegnando tutta la catena di esportazione del Paese verso l'Europa.






