9 settembre 2026 - La crisi del Golfo compie un salto particolarmente pericoloso per lo shipping commerciale: la minaccia non riguarda più soltanto le navi che attraversano Hormuz, ma anche unità ferme all'ancora o in banchina.
La Marina dei Guardiani della Rivoluzione iraniana ha diffuso un avvertimento agli equipaggi delle petroliere presenti nei porti del Bahrain e del Kuwait, invitandoli ad abbandonare immediatamente le navi e minacciando possibili attacchi.
La dichiarazione arriva dopo gli attacchi statunitensi contro cinque tanker iraniane o collegate all'Iran. Washington sostiene di aver colpito le unità dopo aver ordinato agli equipaggi di evacuarle.
Nella giornata di oggi l'escalation si è ulteriormente aggravata: Reuters riferisce di attacchi iraniani contro navi nell'area di Hormuz e di missili lanciati contro una base statunitense in Giordania.
Per il trasporto marittimo la differenza è sostanziale.
Un armatore può decidere di evitare una rotta ritenuta troppo pericolosa. Diventa molto più difficile gestire il rischio se anche l'area portuale nella quale la nave dovrebbe trovare protezione viene considerata un possibile obiettivo.
La conseguenza può trasferirsi rapidamente su war risk premium, disponibilità degli equipaggi, decisioni sulle port call e noli tanker.
Bahrain e Kuwait sono inoltre nodi centrali del sistema energetico del Golfo.
La minaccia va attribuita per quello che è — una dichiarazione dell'IRGC, non la certezza che gli attacchi avverranno — ma per gli operatori il rischio viene valutato prima che un missile venga effettivamente lanciato.
Se anche l'ormeggio entra nella zona di guerra, per lo shipping non resta più una linea netta tra navigazione a rischio e porto sicuro.






