Il gruppo danese ha registrato nel trimestre un EBITDA di circa 3 miliardi di dollari, superiore alle aspettative del mercato, e ha portato la previsione per l'EBITDA dell'intero esercizio in una fascia compresa tra 10,5 e 12,5 miliardi di dollari.
Dietro i numeri emerge però un'indicazione particolarmente interessante per il mercato. Secondo il CEO Vincent Clerc, una parte importante della tenuta dei noli non deriva soltanto dalla domanda, ma dalla congestione e dalle inefficienze che continuano a sottrarre capacità effettiva alla rete.
Una portacontainer ferma in rada o costretta a impiegare più giorni per completare una rotazione rimane infatti contabilmente disponibile, ma produce meno capacità commerciale.
Il fenomeno si somma agli effetti delle deviazioni provocate dalle crisi geopolitiche. Rotte più lunghe richiedono più navi per garantire la stessa frequenza e contribuiscono quindi ad assorbire l'enorme quantità di nuova stiva consegnata dai cantieri.
È lo stesso meccanismo analizzato da PrimoMagazine nell'approfondimento sulla crescita dell'orderbook e sul rischio di sovracapacità del container shipping: il numero nominale dei TEU disponibili non coincide necessariamente con la capacità effettivamente offerta sul mercato.
Per Maersk il quadro resta quindi favorevole nel breve periodo, ma estremamente sensibile a un'eventuale normalizzazione delle rotte e della congestione.
La vera incognita non è soltanto quante nuove navi entreranno in servizio, ma quanta capacità potrebbe improvvisamente liberarsi se le supply chain tornassero a funzionare con maggiore regolarità.
SEO title: Maersk alza le previsioni 2026, congestione e noli sostengono i risultati

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