14 agosto 2026 - Le tensioni geopolitiche stanno ridisegnando anche la geografia logistica del Golfo. I risultati di AD Ports Group mostrano il crescente ruolo dei corridoi alternativi allo Stretto di Hormuz, utilizzati dalle imprese per mantenere i flussi commerciali in una fase di forte incertezza sulla navigazione.
Il gruppo di Abu Dhabi ha registrato nel secondo trimestre una significativa crescita dei risultati, sostenuta anche dall'aumento delle attività logistiche collegate alle alternative terrestri e portuali disponibili negli Emirati.
Il fenomeno è particolarmente interessante perché mostra cosa accade quando una supply chain reagisce a un choke point a rischio.
Hormuz rimane una delle arterie marittime più importanti al mondo, soprattutto per petrolio e gas. Ma la possibilità di trasferire merci attraverso porti situati fuori dallo stretto e successivamente utilizzare collegamenti terrestri permette di ridurre l'esposizione alle interruzioni.
Gli Emirati hanno investito per anni proprio nella costruzione di questa ridondanza.
Porti, free zone, autostrade e piattaforme logistiche formano un sistema nel quale i flussi possono essere riorganizzati in funzione delle condizioni operative.
La crescita di AD Ports dimostra quindi che la resilienza può diventare anche un vantaggio competitivo.
Le infrastrutture alternative hanno un costo quando vengono realizzate, ma acquistano improvvisamente valore quando la rotta principale diventa rischiosa.
È lo stesso principio emerso nell'analisi pubblicata da PrimoMagazine sulla vulnerabilità delle reti portuali mondiali: la qualità di un sistema logistico non dipende soltanto dalla sua efficienza in condizioni normali, ma dalla quantità di alternative che può attivare durante una crisi.

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