12 agosto 2026 - Nuovi
terminal, ampliamenti dei piazzali e collegamenti ferroviari diretti stanno
aumentando la capacità intermodale lungo alcune delle principali catene
logistiche mondiali. La tendenza interessa Europa, Asia e Nord America ed è
alimentata da una necessità comune: trasferire una quota maggiore delle merci
dalla strada alla ferrovia e avvicinare i servizi ferroviari ai porti e ai
grandi poli industriali.
La crescita delle
dimensioni delle navi container ha infatti aumentato la concentrazione dei
volumi nei gateway marittimi. Per evitare che questi flussi si trasformino in
congestione stradale, i porti devono disporre di collegamenti terrestri capaci
di trasferire rapidamente grandi quantità di container verso l’hinterland. Il
terminal intermodale diventa quindi un elemento sempre più importante della
competitività portuale.
Gli investimenti
riguardano soprattutto l’allungamento dei binari per consentire la gestione di
treni completi, l’automazione delle operazioni di movimentazione, l’aumento
delle superfici di deposito e la digitalizzazione dei processi.
Parallelamente crescono
i terminal interni, utilizzati come veri e propri dry port dove concentrare
operazioni che in passato venivano effettuate direttamente all’interno degli
scali marittimi.
Il risultato è una
progressiva estensione del porto verso l’entroterra. Container e semirimorchi
vengono trasferiti rapidamente dalla banchina alla ferrovia e lavorati
successivamente in piattaforme situate vicino ai principali mercati di
destinazione.
Per gli operatori
logistici significa maggiore prevedibilità dei tempi e possibilità di costruire
servizi regolari.
La crescita
dell’intermodalità resta però legata alla disponibilità di capacità sulla rete
ferroviaria. Investire nei terminal senza garantire tracce sufficienti ai treni
merci rischia infatti di trasferire la congestione dalle banchine ai binari.

.gif)





