13 agosto 2026 - La corsa agli ordini degli ultimi anni sta consegnando allo shipping containerizzato una quantità crescente di nuova capacità proprio mentre il mercato entra in una fase caratterizzata da forte incertezza sulla domanda e sulle rotte.
Le compagnie hanno costruito orderbook particolarmente consistenti durante la fase di elevata redditività successiva alla pandemia, puntando soprattutto su unità di grandi dimensioni e navi predisposte per combustibili alternativi.
L'ingresso progressivo delle nuove portacontainer aumenta però la pressione sull'equilibrio tra domanda e offerta.
Finora una parte significativa della capacità aggiuntiva è stata assorbita dall'allungamento delle rotte provocato dalle crisi geopolitiche. Deviare le navi rispetto ai percorsi tradizionali aumenta infatti il numero di unità necessario per mantenere le stesse frequenze.
Questo equilibrio rimane fragile.
Un'eventuale normalizzazione di alcuni choke point potrebbe liberare rapidamente capacità oggi impegnata nei viaggi più lunghi, proprio mentre continuano le consegne dai cantieri asiatici.
Gli armatori dispongono di diversi strumenti per gestire il fenomeno: demolizione delle unità più vecchie, slow steaming, blank sailing e riduzione delle frequenze. Ma l'entità degli ordini rende il tema della sovracapacità uno dei principali fattori da osservare nei prossimi anni.
La situazione è resa ancora più complessa dalla volatilità geopolitica. Il traffico nello Stretto di Hormuz, per esempio, è sceso questa settimana su livelli estremamente ridotti, mostrando quanto rapidamente una crisi possa assorbire o redistribuire capacità navale.
La sfida per i carrier sarà quindi mantenere l'equilibrio tra l'esigenza di rinnovare le flotte — anche per rispettare i nuovi obiettivi ambientali — e quella di evitare un eccesso strutturale di stiva capace di esercitare una forte pressione sui noli.
Per lo shipping containerizzato, il 2026 potrebbe così segnare il passaggio dalla corsa alla capacità alla corsa per gestirla.

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