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Porti d'Italia, la riforma divide il settore, dubbi sulla governance

Porti d'Italia, la riforma divide il settore, dubbi sulla governance

9 luglio 2026 - Come evidenziato anche nell'approfondimento pubblicato da Porto&Interporto nell'edizione di giugno 2026, il percorso di riforma della governance portuale italiana sta raccogliendo un consenso diffuso sulla necessità di rafforzare il coordinamento strategico nazionale, ma continua a suscitare numerose perplessità sulle modalità individuate dal Governo. Il confronto sviluppatosi nelle audizioni della Commissione Trasporti della Camera conferma infatti che il vero nodo non riguarda l'esigenza di modernizzare il sistema, quanto piuttosto l'equilibrio tra una regia nazionale più forte e il mantenimento dell'autonomia operativa delle Autorità di Sistema Portuale.

Il progetto governativo ruota attorno alla nascita di "Porti d'Italia S.p.A.", società destinata a concentrare le funzioni strategiche oggi distribuite tra le sedici Autorità di Sistema Portuale. Una scelta che ha aperto un ampio dibattito tra associazioni imprenditoriali, operatori logistici e rappresentanze di categoria.

Tra le posizioni più favorevoli figura quella di Fermerci, che considera necessario un soggetto nazionale capace di coordinare lo sviluppo ferroviario dei porti, soprattutto alla luce del calo del 7,5% registrato negli ultimi tre anni dal traffico ferroviario merci in ambito portuale. Il direttore generale Giuseppe Rizzi ha tuttavia sottolineato la necessità che il nuovo modello garantisca piena neutralità nell'accesso alle infrastrutture e preveda un raccordo esplicito con RFI, mentre Fercargo ha ribadito l'importanza di preservare il ruolo decisionale delle singole AdSP sulle specificità operative dei rispettivi scali.

Più critiche le valutazioni di Ance, che pur apprezzando l'introduzione di una pianificazione nazionale delle infrastrutture marittime, teme un significativo ridimensionamento delle competenze delle Autorità Portuali. Secondo l'associazione dei costruttori, la centralizzazione delle risorse rischierebbe infatti di indebolire il presidio territoriale esercitato dalle AdSP, fondamentali per conoscere le esigenze operative dei singoli porti e delle economie locali.

Anche Federmanager ha espresso forti riserve sul possibile trasferimento fino al 25% del personale delle Autorità alla nuova società nazionale, ipotizzando un depauperamento delle competenze presenti sul territorio. L'associazione propone invece di accentrare esclusivamente le funzioni trasversali legate alla digitalizzazione, alla cybersecurity, alla transizione energetica e alle Autostrade del Mare.

Un sostanziale sostegno alla riforma arriva invece da ALIS, che chiede però maggiori garanzie sulla compatibilità con la normativa europea, sulla tutela delle risorse generate dai singoli porti e su una più chiara definizione delle responsabilità tra il nuovo soggetto nazionale e le Autorità di Sistema.

Analoga la posizione di Confetra, che considera indispensabile evitare sovrapposizioni operative tra Porti d'Italia S.p.A. e AdSP, proponendo al tempo stesso l'introduzione di una Carta dei Servizi nazionale con standard qualitativi misurabili, sul modello già adottato nel trasporto aereo.

Più articolata la posizione di Conftrasporto-Confcommercio, che condivide gli obiettivi di razionalizzazione del sistema ma richiama l'attenzione sui possibili profili di incompatibilità costituzionale ed europea della riforma, oltre al rischio che il riequilibrio finanziario possa tradursi in un incremento di canoni e tariffe portuali a carico degli operatori.

Dal comparto energetico arrivano infine le osservazioni di Assocostieri e Unem, che chiedono di preservare la specificità dei depositi costieri, dei terminali energetici e degli impianti GNL, considerati infrastrutture essenziali per la sicurezza degli approvvigionamenti nazionali.

Il confronto parlamentare conferma quindi un quadro nel quale nessuno mette in discussione la necessità di rafforzare il coordinamento del sistema portuale italiano. Le principali associazioni chiedono però che la riforma eviti un eccessivo accentramento amministrativo e salvaguardi il patrimonio di competenze, autonomia e conoscenza del territorio costruito negli anni dalle Autorità di Sistema Portuale. La sfida sarà ora trovare un punto di equilibrio tra una governance nazionale più forte e la capacità dei singoli scali di continuare a rispondere con rapidità alle esigenze operative delle rispettive comunità portuali.

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