9 luglio 2026 - La Blue Economy continua a confermarsi uno dei principali motori di sviluppo del Paese. È quanto emerge dal XIV Rapporto Nazionale sull'Economia del Mare 2026 di Unioncamere, Centro Studi Tagliacarne e OsserMare, secondo cui il comparto genera direttamente 79 miliardi di euro di valore aggiunto che, grazie all'effetto moltiplicatore sulle filiere collegate, salgono a quasi 225 miliardi, pari all'11,4% dell'economia nazionale. Nel 2024 il settore è cresciuto del 3,8%, contro il 2,1% dell'intera economia italiana, mentre l'occupazione è aumentata del 4,2%.
A trainare la crescita sono soprattutto logistica, porti, cantieristica, turismo e servizi marittimi, con il Mezzogiorno che contribuisce al 34% del valore aggiunto nazionale della Blue Economy e a quasi il 40% degli occupati del comparto. Il Rapporto evidenzia inoltre come il mare sia ormai al centro delle politiche industriali italiane ed europee, grazie agli investimenti in infrastrutture portuali, digitalizzazione, transizione energetica e intermodalità.
Permangono tuttavia alcune criticità, in particolare sul fronte della trasformazione digitale: solo il 29,7% delle imprese della Blue Economy ha adottato tecnologie 4.0, contro il 45% della media nazionale. Più avanzato invece il percorso verso la sostenibilità, con circa quattro imprese su dieci che investono in efficientamento energetico, economia circolare e riduzione delle emissioni.
Il Rapporto apre infine nuove prospettive con l'avvio del primo Osservatorio nazionale dedicato all'underwater e dello Space & Blue, confermando come l'economia del mare stia evolvendo verso settori ad alto contenuto tecnologico e sempre più strategici per la competitività dell'Italia.


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