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Riforma dei porti, Assiterminal: «Bene l’accelerazione, ma...»

Riforma dei porti, Assiterminal: «Bene l’accelerazione, ma restano tre nodi da sciogliere»

5 ottobre 2026 – Assiterminal valuta positivamente l’accelerazione dell’iter parlamentare della riforma portuale, ma richiama l’attenzione su tre questioni ancora aperte: il ruolo delle Autorità di Sistema Portuale e l’attrattività degli investimenti privati, la separazione tra concedente e concessionario e la certezza del diritto per concessioni e rapporti già in essere.

La posizione è stata definita nel corso del Consiglio direttivo dell’associazione, riunito a Genova in due giornate di lavori con la partecipazione delle aziende associate, stakeholder e rappresentanti delle istituzioni. Assiterminal, che rappresenta 120 aziende e 5.500 lavoratori, conferma il giudizio favorevole sull’obiettivo di dotare il Paese di una strategia unitaria e competitiva per lo sviluppo del sistema portuale nazionale.

Il primo punto riguarda il rapporto tra le AdSP e la futura Porti d’Italia. Nell’attuale formulazione le concessioni portuali continuerebbero formalmente a essere rilasciate dalle Autorità di Sistema Portuale. Se però Porti d’Italia fosse chiamata a realizzare anche le cosiddette “opere calde”, osserva l’associazione, l’individuazione del soggetto destinato alla gestione del terminal finirebbe nella sostanza nella sfera del nuovo soggetto, poiché proprio la gestione rappresenterebbe lo strumento per remunerare gli investimenti effettuati. Alle AdSP rischierebbe così di rimanere una funzione prevalentemente demaniale.

Assiterminal segnala anche le possibili conseguenze sul mercato: un sistema nel quale la remunerazione delle opere passa attraverso le tariffe del terminal potrebbe trasferire l’onere sul cliente marittimo e ridurre l’attrattività degli investimenti privati nella portualità italiana.

Il secondo nodo è la chiarezza dei ruoli. Il testo consentirebbe a Porti d’Italia di affidare in concessione lavori relativi a una concessione della quale la stessa società è affidataria, concentrando nello stesso soggetto le qualifiche di concessionario e concedente. Una configurazione sulla quale l’associazione individua possibili criticità rispetto al diritto europeo e rischi di sovrapposizione con le Autorità di Sistema Portuale, con conseguente incertezza nella governance e nell’attribuzione delle responsabilità.

Terzo fronte, le norme con effetti retroattivi sulle concessioni e sui rapporti già esistenti. Assiterminal ne chiede la soppressione, indicando il rischio di creare incertezza giuridica e disincentivare gli investimenti.

Il giudizio sulla direzione della riforma rimane dunque positivo, ma per i terminalisti il passaggio parlamentare deve servire a definire meglio confini e responsabilità della nuova governance, senza compromettere la certezza delle regole e la capacità dei porti italiani di attrarre capitale privato.


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