16 settembre 2026 – Si chiude davanti alle Sezioni Unite della Cassazione il lungo contenzioso sui diritti d’uso applicati nel porto di Civitavecchia. Il ricorso presentato da Roma Cruise Terminal è stato respinto, lasciando ferma la qualificazione dei diritti come corrispettivi collegati ai servizi portuali di interesse generale e non come tributi.
La vicenda risale al 2017 e ha contrapposto RCT, società partecipata da Costa Crociere, MSC Crociere e Royal Caribbean, all’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale.
Al centro della controversia c’era la natura delle somme richieste per l’utilizzo delle infrastrutture e dei servizi comuni dello scalo da parte dei passeggeri crocieristici. Una distinzione tutt’altro che formale: qualificare il diritto come entrata di natura tributaria oppure come corrispettivo per servizi portuali comporta conseguenze differenti sia sul piano giuridico sia su quello della gestione economica.
Il percorso giudiziario è stato lungo. Dopo i precedenti passaggi davanti alla giustizia amministrativa e tributaria, la questione è arrivata alle Sezioni Unite proprio per stabilire definitivamente la natura del prelievo e la relativa giurisdizione.
La decisione conferma l’impostazione sostenuta dall’Autorità portuale: le somme sono collegate alla copertura dei servizi di interesse generale forniti nello scalo e non costituiscono un’imposta applicata ai passeggeri.
La sentenza assume rilievo anche oltre Civitavecchia. Il tema del finanziamento dei servizi comuni e delle modalità attraverso cui i costi vengono distribuiti fra gli operatori interessa direttamente gli scali caratterizzati da grandi volumi passeggeri.
A Civitavecchia, primo porto crocieristico italiano e uno dei principali del Mediterraneo, la questione ha dimensioni economiche particolarmente rilevanti. La pronuncia della Cassazione mette ora un punto a una controversia durata quasi dieci anni.






