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Assiterminal punta sul lavoro per la riforma dei porti

Assiterminal punta sul lavoro per la riforma dei porti

4 luglio 2026 - Nel corso dell’audizione in Commissione Trasporti sul DDL di costituzione della Porti d’Italia SpA, Assiterminal ha fatto riferimento ad alcuni aspetti su cui si concentreranno le proposte emendative e che oggi, in parte, sono stati oggetto dell’invio al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di documenti e note sulla piattaforma online predisposta dallo stesso Ministero per la consultazione degli stakeholders.

“Il primo filone di proposte è quello legato al lavoro e al nostro punto di vista su alcuni possibili sviluppi dell’assetto organizzativo nei porti, in vista del percorso negoziale per il rinnovo del Contratto Collettivo dei lavoratori marittimi che si riavvierà nel prossimo autunno”

 - premette il Presidente di Assiterminal Tomaso Cognolato.

Un tema che Assiterminal propone di superare è la distinzione, nella disciplina autorizzativa delle imprese, e quindi di conseguenza anche nell’iter concessorio per i terminalisti, tra operazioni e servizi portuali. 

“Se guardiamo anche alla disciplina europea, ma anche alla terminologia internazionale, riteniamo che questa distinzione non abbia più senso di esistere. L’operatività in banchina e a bordo delle navi, così come quella funzionale all’interazione con tutti i mezzi di trasporto, è fatta di un insieme armonizzato di attività, una funzionale all’altra sia che siano intese come un unico “ciclo” così come parzializzate, a prescindere dal fatto che siano svolte in proprio, in appalto, per il tramite di lavoratori somministrati”

 – sottolinea Cognolato.

Oltre quindi a superare la distinzione e che si chiamino solo servizi o operazioni poco cambia, per l’Associazione è necessario intervenire anche sulla sussistenza dei piani di impresa: attualmente le autorizzazioni vengono rilasciate anche per brevi periodi, cosa che sinceramente non può essere garanzia di tenuta finanziaria di un asset dedicato a garantire operatività sia in banchine pubbliche che affiancando un terminalista. 

“Riteniamo quindi che un congruo arco temporale minimo per una valutazione adeguata della capacità di fare impresa, non possa essere inferiore a cinque anni”

 - aggiunge il Direttore Alessandro Ferrari.



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