11 agosto 2026 - I livelli eccezionalmente bassi del Danubio stanno diventando un problema non soltanto ambientale ma logistico e industriale per l’Europa centro-orientale. La lunga fase di caldo e siccità ha portato il fiume su valori estremamente ridotti, limitando la navigabilità e aumentando la pressione sulle catene di approvvigionamento che utilizzano una delle principali vie d’acqua interne europee.
Quando il pescaggio disponibile diminuisce, le chiatte sono costrette a ridurre la quantità di merce imbarcata. Il risultato è un aumento del numero dei viaggi necessari per movimentare gli stessi volumi, con effetti diretti sui costi di trasporto e sulla capacità disponibile.
La criticità assume particolare rilievo per i traffici di cereali, prodotti energetici, materie prime e merci industriali che utilizzano il Danubio per raggiungere i mercati dell’Europa centrale e i porti del Mar Nero.
La situazione sta producendo conseguenze anche sul settore energetico. In Ungheria il livello del fiume aveva contribuito a limitare fortemente l’operatività della centrale nucleare di Paks; un recente aumento di 19 centimetri ha permesso di avviare la riattivazione di una seconda turbina, ma le autorità considerano ancora fragile il quadro. In Romania sono state adottate misure straordinarie sul corso del fiume per garantire l’acqua necessaria al raffreddamento della centrale di Cernavoda.
Per la logistica europea è un nuovo segnale della crescente vulnerabilità del trasporto fluviale alle condizioni climatiche. Fenomeni analoghi hanno già interessato il Reno, costringendo operatori e industrie a trasferire parte dei carichi verso ferrovia e strada.
La disponibilità di corridoi alternativi e l’integrazione tra navigazione interna, ferrovia e porti diventano così fattori sempre più importanti per garantire continuità alle supply chain continentali.

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