15 aprile 2026 - Mentre le vendite di veicoli elettrici toccano nuovi record nell’UE, le nuove richieste dell'industria automobilistica europea per obiettivi climatici meno ambiziosi potrebbero tradursi - se accolte - in 74 miliardi di euro aggiuntivi, per il blocco, in importazioni di petrolio. Ecco quanto emerge da un'analisi di Transport & Environment (T&E), principale organizzazione indipendente europea per la decarbonizzazione dei trasporti, basata su un documento riservato inviato lo scorso marzo da ACEA, l’associazione dei carmaker europei, ai Ministri dell'Ambiente europei, di cui T&E è entrata in possesso.
Secondo l’organizzazione si tratta di una proposta irresponsabile, che rischia di ritardare l’arrivo sul mercato di auto elettriche più accessibili e che aumenterebbe drasticamente la dipendenza dell'Europa dal petrolio, aggravando una situazione già critica a causa degli alti prezzi dei carburanti. Il documento ACEA chiede di calcolare la media degli obiettivi UE di riduzione delle emissioni di CO2 per il 2030 su un arco di cinque anni, un significativo indebolimento rispetto alla proposta avanzata lo scorso dicembre dalla Commissione europea (calcolare la stessa riduzione su una media triennale). Chiede inoltre di cancellare l’aggiornamento previsto dello utility factor, il parametro che stima la quota di utilizzo in elettrico delle ibride plug-in (PHEV) e che serve a individuare in modo più realistico le loro effettive emissioni di CO₂.
Ieri il governo tedesco ha fatto propria la posizione ACEA, sostenendo il prolungamento delle vendite di PHEV inquinanti. Una scelta che, se concretizzata, rischia di rallentare la transizione dell’industria automobilistica europea verso le full electric e di aumentare il divario con la Cina.
Se le richieste di ACEA venissero accettate, alle case auto sarebbe consentito di vendere molti meno veicoli elettrici a batteria (BEV) e molti più motori a combustione inquinanti, rispetto alla normativa attuale. Secondo i calcoli di T&E, se le richieste di ACEA fossero accolte le vendite di BEV potrebbero rimanere ferme all'attuale quota di mercato del 21% per il resto del decennio, invece di raggiungere il 57% attualmente previsto per il 2030 con la normativa vigente.


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