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Rotte commerciali, competenze e scenari globali: le sfide dell'economia del mare

Rotte commerciali, competenze e scenari globali: le sfide dell'economia del mare

29 ottobre 2026 – La crescente instabilità geopolitica, la sicurezza delle rotte commerciali e le nuove sfide legate al lavoro nel settore marittimo, dalla formazione alle competenze, sono state al centro della mattinata inaugurale della 18ª edizione di Port&ShippingTech (PST26), il Forum internazionale dedicato alle innovazioni tecnologiche per lo sviluppo del sistema logistico e marittimo, main conference della Naples Shipping Week.

Al confronto, ospitato al Centro Congressi della Stazione Marittima di Napoli, è intervenuto anche il Ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, che ha richiamato l'attenzione sulla crisi internazionale: “Il Mediterraneo non è assolutamente al riparo dalle ripercussioni delle crisi e dei conflitti in corso e mai come in questo momento l'UE è chiamata a dare segnali di presenza nelle politiche del mare”.

La necessità di rafforzare la cooperazione internazionale e diversificare le rotte marittime è stata evidenziata anche da Pierpaolo Ribuffo, Capo Dipartimento per le Politiche del Mare della Presidenza del Consiglio dei Ministri: “Servirà un mix di deterrenza, anche attraverso la cooperazione, e di ridondanza con la creazione di alternative in termini di rotte e direttrici”.

Le trasformazioni del commercio marittimo e il ruolo strategico delle rotte intra-mediterranee sono stati approfonditi nella sessione “I grandi scenari dei container”, organizzata da SRM, mentre il confronto su “Le risorse del mare come territorio” ha posto al centro il rapporto tra sovranità economica, giacimenti, energia e collegamenti sottomarini. I dati illustrati da Sidra parlano chiaro: il 40% delle coste basse italiane è interessato da fenomeni di erosione, dovuti in larga parte all'intervento umano e aggravati dal cambiamento climatico. Tra le possibili risposte, l'utilizzo dei depositi sottomarini di sabbia per il ripascimento delle coste, un intervento che richiede una pianificazione condivisa tra più territori per garantirne la sostenibilità economica e ambientale.

A completare il quadro, “La voce degli armatori” ha dato spazio al punto di vista degli operatori del trasporto marittimo.

La carenza di personale qualificato, il ricambio generazionale e il divario di genere rappresentano alcune delle principali sfide per il futuro della Blue Economy. Secondo i dati illustrati da Randstad Italia nella sessione “Professioni e lavori del mare”, il settore conta 1,07 milioni di occupati, ma oltre la metà (55,5%) ha più di 45 anni, mentre i laureati rappresentano appena il 9,2% e le donne il 14,1%. Il disallineamento tra domanda e offerta di competenze raggiunge anche i tecnici dell'organizzazione del traffico portuale. Una carenza che assume dimensioni internazionali: secondo i dati presentati da Confitarma, nel 2026 mancano circa 40.000 ufficiali a livello mondiale, con un fabbisogno stimato di 113.000 entro il 2030. Sul fronte della partecipazione femminile, WISTA Italy ha illustrato una ricerca realizzata da Prometeia su 26.400 imprese e 330.000 addetti, evidenziando gli ostacoli culturali e organizzativi che continuano a limitare l'accesso e la crescita professionale delle donne nello shipping.


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