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SF&LMI 2026: l’intermodalità tra infrastrutture attese e soluzioni immediate

 

SF&LMI 2026: l’intermodalità tra infrastrutture attese e soluzioni immediate

2 marzo 2026 – L’intermodalità torna al centro del dibattito industriale e logistico nel programma di mercoledì 4 marzo a Shipping, Forwarding & Logistics Meet Industry con una sessione dedicata a una domanda cruciale: cosa si può fare oggi, mentre il sistema attende il completamento delle infrastrutture?

Dopo aver analizzato nelle passate edizioni le valutazioni economiche delle opere di trasporto e i primi bilanci del PNRR, ora si propone un cambio di prospettiva. L’obiettivo è uscire dalla logica che rimanda la crescita dell’intermodalità esclusivamente alla disponibilità futura delle infrastrutture, concentrandosi invece su politiche, strumenti e scelte operative in grado di produrre effetti nel breve periodo.

SI discuterà sullo stato di avanzamento delle infrastrutture, il ruolo dei porti e delle connessioni ferro-portuali, le opportunità offerte dalle autostrade del mare e dell’acqua, oltre alle prospettive dell’intermodalità aereo-terrestre. Tra i temi in agenda anche gli strumenti digitali per favorire l’integrazione modale, la riforma degli incentivi e il ruolo delle Zone Logistiche Semplificate.

A orientare il dibattito è la consapevolezza che, in un Paese caratterizzato da percorrenze medie e corte e da una forte dispersione dei punti di origine e destinazione dei carichi, lo shift modale non può essere interpretato come soluzione unica. L’utilizzo più intenso dei porti esistenti, l’ottimizzazione delle connessioni e una maggiore cooperazione territoriale possono rappresentare leve operative già nel breve termine.

Il quadro di riferimento è delineato dal recente studio di Cassa Depositi e Prestiti, che definisce la logistica il “motore invisibile dell’economia italiana”. Con oltre 120 miliardi di euro di fatturato, 72 mila imprese e 720 mila addetti, la filiera è la terza più grande d’Europa dopo Germania e Francia. Ogni milione di euro investito nel settore genera 2,1 milioni di euro di produzione aggiuntiva, confermandone l’effetto moltiplicatore sull’intero sistema economico.

Lo studio evidenzia tuttavia alcune criticità strutturali: l’88% dei volumi interni viaggia su strada, mentre l’intermodalità fatica a svilupparsi per costi elevati e carenze nei collegamenti di penultimo e ultimo miglio. Il settore è inoltre caratterizzato da un forte dualismo dimensionale, con una frammentazione che limita la capacità di innovazione, nonostante oltre 250 operazioni di fusione e acquisizione negli ultimi dieci anni indichino una tendenza alla concentrazione e alla ricerca di economie di scala.

 

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