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Taiwan resta in stato di allerta mentre le navi cinesi si ritirano dopo le esercitazioni militari



2 gennaio 2026 - Taiwan ha mantenuto un elevato livello di allerta marittimo e difensivo a fine dicembre 2025 dopo le imponenti esercitazioni militari condotte dalla Cina nelle acque circostanti l’isola, un’operazione che Taipei ha definito provocatoria e destabilizzante per la sicurezza regionale. Le manovre, conosciute come “Justice Mission 2025”, hanno coinvolto un massiccio schieramento di forze, inclusi lanci di razzi, aeromobili e unità navali della Marina e della Guardia Costiera cinesi in prossimità dello Stretto di Taiwan, segnando una delle più vaste dimostrazioni di forza degli ultimi anni.

Nel corso delle operazioni, le autorità taiwanesi hanno monitorato intensamente la situazione attraverso il proprio Centro di risposta marittima d’emergenza e unità della Guardia Costiera, in coordinamento con le forze armate, mentre decine di navi da guerra e velivoli cinesi operavano nelle zone marittime contigue all’isola. Taipei ha denunciato le esercitazioni come un tentativo di simulare il blocco di porti chiave e di esercitare pressioni strategiche mediante manovre di tipo anti-accesso/area denial.

Alla fine del periodo di esercitazioni, le autorità di Taiwan hanno reso noto che le navi e le imbarcazioni cinesi stanno progressivamente ritirandosi dalle acque circostanti l’isola, anche se non tutte le unità avevano lasciato completamente l’area al momento delle comunicazioni ufficiali, spingendo la Guardia Costiera di Taiwan a mantenere pattugliamenti e controlli attivi per prevenire incursioni non autorizzate. Il ritiro non è stato accompagnato da un annuncio formale da parte di Pechino circa la conclusione delle manovre, motivo per cui Taiwan ha scelto di mantenere in funzione le strutture di risposta e mobilitazione.

Le autorità taiwanesi hanno condannato le esercitazioni come provocazioni contrarie alla stabilità del Indo-Pacifico, ribadendo la propria determinazione a non cedere alle pressioni, pur evitando di intensificare il conflitto. Il governo di Taipei ha altresì evidenziato come tali operazioni cinesi rappresentino un rischio sistemico per la sicurezza regionale, con potenziali ripercussioni su rotte marittime, commercio internazionale e libertà di navigazione.

Il presidente cinese, in dichiarazioni successive al completamento delle manovre, ha ribadito la determinazione di Pechino a perseguire la riunificazione nazionale, sottolineando che l’esercitazione era volta anche a scoraggiare quelle forze che, secondo la leadership cinese, promuovono l’indipendenza taiwanese. Di fronte alle tensioni crescenti tra Cina e Taiwan, la situazione marittima resta sotto stretta osservazione da parte di alleati e organismi internazionali, in un contesto di equilibri strategici sempre più complessi nell’area dell’Indo-Pacifico. (newindianexpress.com)

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