22 luglio 2026 - Raggiunto nel 2025 il traguardo dei 416.000 teus movimentati, Salerno Container Terminal nel primo semestre del 2026 porta a segno un significativo ulteriore + 6,2 % rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, in linea con i dati illustrati dal 13° Rapporto Annuale presentato dal Centro Studi SRM.
Salerno anche nel 2026 è stabilmente, per indice di connettività, al primo posto tra i porti “gateway” del centro-sud ed al terzo posto tra i porti italiani, dopo Genova e La Spezia, grazie ad una alta frequenza di approdi settimanali, che varia tra i 20 ed i 22. Oltre ad una fitta rete di collegamenti diretti con i principali scali internazionali, è strategico il network di connessione con i principali porti hub del Mediterraneo (Gioia Tauro, Pireo, Malta,Tangeri, Algeciras) che garantisce l’accesso alle reti globali da e per ogni destinazione del mondo.
“Ci siamo resi conto – ha affermato Agostino Gallozzi, AD del SCT - che per rendere più competitivo lo scalo fosse necessario equilibrare i flussi all’export, nostro tradizionale mercato, con altrettanti flussi all’import, bilanciando sulle navi le merci in uscita con le merci in entrata.
Abbiamo così dedicato particolari attenzioni, commerciali ed operative, anche con investimenti specifici, alla attrazione di materie semilavorate e prodotti finiti destinati alle aziende ed ai consumatori del centro-sud Italia, ampliando la nostra area di influenza fino al basso Lazio. Nel primo semestre abbiamo così registrato una crescita dell’export pari al 4% circa ma anche una crescita record dell’import pari a circa il 18%, riducendo allo stesso tempo la movimentazione dei contenitori vuoti del 5%.
Alla luce dei risultati del primo semestre, viene confermata la previsione di raggiungere nel 2026 un traffico tra i 430.000 ed i 450.000 teus, grazie ad una combinazione di servizi marittimi mediterranei e d’oltreoceano.
Una analisi dei flussi alla esportazione evidenzia che le merci transitate dal porto di Salerno sono state destinate per il 37% al Nord America (USA E Canada), il 26% all’area mediterranea, il 21% al nord Europa ed il 16% al resto del mondo. All’import invece il 44%, attraverso gli Hubs, proviene dalla Cina, Estremo Oriente ed India, il 24% dalla Turchia, il 17% dall’Egitto, il 5% dal Canada ed il 10% dal resto del mondo”.

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