L’azione coordinata della Ministry of Ports, Shipping and Waterways ha puntato a ridurre i colli di bottiglia regolatori, semplificare i processi autorizzativi e migliorare l’efficienza operativa degli scali, favorendo una maggiore partecipazione del capitale privato e una gestione più orientata alle performance.
Le riforme hanno inciso in modo diretto sulla governance portuale, introducendo modelli più flessibili di concessione, maggiore autonomia decisionale e strumenti di monitoraggio dei costi e della produttività, con effetti positivi sulla bancabilità dei progetti infrastrutturali e sull’attrattività per operatori globali del terminal operating e dello shipping di linea.
Parallelamente, l’attenzione si è concentrata sull’integrazione logistica, con il potenziamento delle connessioni intermodali ferro-gomma, lo sviluppo di port community system avanzati e l’adozione di piattaforme digitali per la gestione documentale e doganale, riducendo i tempi di attraversamento delle merci e migliorando l’affidabilità della supply chain.
Sul fronte industriale ed energetico, le riforme hanno sostenuto l’ammodernamento delle flotte, la cantieristica nazionale e l’introduzione di standard ambientali più stringenti, favorendo investimenti in efficienza energetica, combustibili alternativi e infrastrutture portuali green, in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione del trasporto marittimo.
L’impatto complessivo del processo riformatore si riflette in una maggiore capacità del sistema marittimo indiano di assorbire crescita dei volumi, attrarre nuovi servizi deep sea e feeder e posizionarsi come piattaforma logistica competitiva nei flussi Asia-Europa e Asia-Africa, pur richiedendo un continuo presidio dei rischi legati a congestione, execution dei progetti e sostenibilità finanziaria degli investimenti nel medio-lungo periodo.


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