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Ferrobonus, la Campania accelera sulla logistica ferroviaria

Ferrobonus, la Campania accelera sulla logistica ferroviaria

12 maggio 2026 – La Campania punta a riposizionarsi come piattaforma logistica strategica del Mediterraneo attraverso un nuovo strumento di incentivo al trasporto ferroviario delle merci. Al centro del dibattito c’è l’ipotesi di introdurre un Ferrobonus regionale, misura sostenuta da Assoferr e Conftrasporto nel corso di un confronto con il vicepresidente della Regione Campania e assessore ai trasporti Mario Casillo. 

L’obiettivo dichiarato è duplice: alleggerire la pressione del traffico merci su gomma e rafforzare il posizionamento logistico del territorio campano nei corridoi europei, sfruttando meglio la combinazione tra porti, interporti e nuove infrastrutture ferroviarie. L’incentivo verrebbe infatti concepito non come semplice sussidio, ma come leva industriale e ambientale capace di attivare investimenti logistici e aumentare la competitività del sistema regionale.

La sfida: spostare le merci dalla strada al ferro Il tema assume particolare rilevanza in Campania, dove la quota del trasporto ferroviario merci resta ancora marginale, attestandosi attorno all’8% nel primo semestre 2026, ben lontana dagli obiettivi europei del Green Deal, che fissano al 30% entro il 2030 la quota di merci trasferite dalla strada alla ferrovia sulle lunghe percorrenze. 

Secondo i promotori, il Ferrobonus regionale consentirebbe di ridurre il gap competitivo delle imprese esportatrici campane, abbassando i costi logistici verso il Nord Europa lungo i corridoi TEN-T e riducendo contemporaneamente l’impronta carbonica delle supply chain industriali. 

Porti, interporti e AV Napoli-Bari: un sistema da mettere a rete L’iniziativa si inserisce in un contesto infrastrutturale che negli ultimi anni ha subito profonde trasformazioni. La Campania dispone infatti di un sistema logistico potenzialmente integrato composto dai porti di Napoli e Salerno, dagli interporti di Nola e Marcianise e da una rete ferroviaria destinata a rafforzarsi con il completamento della linea AV/AC Napoli–Bari, finanziata dal PNRR.

Per gli operatori del settore, il vero nodo non è tanto la disponibilità delle infrastrutture, quanto il loro grado di utilizzo effettivo. Senza una massa critica sufficiente di traffico ferroviario, il rischio – sostengono Assoferr e Conftrasporto – è che asset strategici come gli interporti campani restino sottoutilizzati, limitando la capacità del territorio di competere con altri gateway logistici mediterranei. 

Il Libro Bianco sulle priorità infrastrutturali della Campania evidenzia infatti come il rafforzamento delle connessioni ferroviarie con i porti e la piena integrazione intermodale rappresentino condizioni indispensabili per attrarre grandi operatori cargo internazionali e consolidare il ruolo della regione nelle reti commerciali mediterranee. 

Il fattore geopolitico: il Mediterraneo torna centrale Il tema assume oggi un valore ancora più strategico alla luce delle trasformazioni geopolitiche che stanno ridefinendo le rotte globali. La crisi del Mar Rosso, le tensioni nel Mediterraneo orientale e la crescente regionalizzazione delle supply chain stanno riportando centralità al Sud Europa come piattaforma di accesso ai mercati continentali.

In questo scenario, la Campania potrebbe beneficiare della propria posizione geografica e della presenza di nodi logistici già esistenti, diventando un punto di ingresso privilegiato per merci provenienti da Asia, Nord Africa e Medio Oriente.

La logica è quella della cosiddetta cura del ferro, principio già richiamato nel Piano Strategico Nazionale della Portualità e della Logistica e nelle strategie di intermodalità europee: ridurre la dipendenza dal trasporto stradale, abbattere congestione ed emissioni e aumentare l’efficienza del sistema logistico nazionale. 

Il nodo finanziario: risorse FESR e politica industriale Uno degli elementi più concreti della proposta riguarda la possibile attivazione di risorse del PR Campania FESR 2021-2027, collegando il Ferrobonus regionale agli obiettivi europei di sostenibilità e decarbonizzazione. Il meccanismo potrebbe funzionare come incentivo alla domanda ferroviaria, sostenendo operatori logistici e imprese manifatturiere nel passaggio modale. 

Secondo Simona Ceci, consigliere di Assoferr delegata ai rapporti istituzionali, senza strumenti di incentivo la Campania rischierebbe di perdere competitività logistica proprio nel momento in cui il Mediterraneo torna al centro delle catene del valore globali. 

Un progetto da verificare nei numeri Resta però aperta una questione cruciale: la sostenibilità economica e la reale capacità del Ferrobonus di generare nuova domanda ferroviaria strutturale, evitando che l’incentivo si traduca in un mero sostegno temporaneo senza effetti permanenti sui flussi.

Per funzionare, osservano alcuni operatori, il progetto dovrà essere accompagnato da:

* potenziamento dei terminal ferroviari portuali

* maggiore capacità ultimo miglio ferroviario nei porti

* interoperabilità tra operatori

* semplificazione amministrativa

* coordinamento tra Regione, MIT, Autorità portuali e interporti

Il rischio, altrimenti, è che il Ferrobonus resti un intervento isolato in assenza di una vera strategia logistica regionale integrata.

Nel complesso, la proposta segna comunque un cambio di approccio: la logistica ferroviaria viene considerata non più come semplice tema trasportistico, ma come politica industriale territoriale, strettamente legata alla competitività dell’export, alla transizione green e al ruolo geopolitico del Mezzogiorno nel Mediterraneo.


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