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La Brexit non deve spaventare i risparmiatori
26 agosto 2016 - Come investire dopo la Brexit? Come prima, ovvero valutando la consistenza dei mercati (che in questi momenti consigliano azioni dell’Eurozona, Giappone, India, oro, settore energetico e dell’acqua). È la risposta, netta anche se apparentemente paradossale, degli esperti che hanno preso parte al secondo incontro di “Economia sotto l’ombrellone 2016”, dal titolo “Come investire dopo la Brexit?”, svoltosi mercoledì 24 agosto al Hotel President di Lignano Sabbiadoro. «Chi per investire si è fatto e si fa condizionare dalla Grexit, dalla Brexit o da qualsiasi possibile exit futura, sbaglia – ha spiegato Gabriele Turissini consulente finanziario e direttore di Investors– perché, in realtà, nelle scelte di investimento di medio periodo i condizionamenti esterni non sono valori. È statisticamente provato che quando le scelte sono fatte in maniera razionale e coerente con gli obiettivi di investimento, gli eventi non fanno la differenza e possono essere sfruttati e non subiti».
«I mercati –ha aggiunto Antonio Satta di Franklin Templeton Investments – purtroppo sin dall’11 settembre 2001 si sono abituati alle cattive notizie e alla volatilità. La volatilità dopo la Brexit è durata una giornata e l’unica conseguenza certa sembra l’aumento dell’inflazione inglese che probabilmente ci sarebbe stata comunque, anche se più lenta. Questo conferma che dopo eventi simili bisogna continuare a investire come prima, essendo preparati, avendo idee chiare sul proprio grado di rischio e sulle proprie prospettive di guadagno e, nel caso dei privati, affidandosi a consulenti esperti, perché oggi in finanza non è più possibile il fai da te».
«La Brexit, se e quando ci sarà effettivamente –ha dichiarato Mario Fumei, consulente finanziario FinecoBank– potrebbe creare problemi nei rapporti fra Stati, in particolari quelli che hanno un forte interscambio con la Gran Bretagna come la Germania; per questo è probabile che il processo rallenti. Per il momento le conseguenze sono molto soft e gli effetti sui mercati saranno scarsi e si vedranno, forse, solo quando ci sarà l’effettiva richiesta di uscita da parte di Londra».
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