Una ricerca elaborata dal Centro Studi Cna a dal Cresme (Centro Ricerche Economiche Sociali di Mercato per l'Edilizia e il Territorio) ha indicato le Opere pubbliche come volano per far ripartire l’economia, in
particolar modo le opere piccole perché queste creano più occupazione. Che le opere pubbliche possano essere un forte fattore di ripresa lo si ritiene sin dall’inizio della crisi, ma ora risorse da spendere sembra che ce ne siano: 37 miliardi di euro, disponibili e non ancora utilizzati, divisi in 30 miliardi di fondi Cipe, 5 giacenti nelle casse degli enti locali e bloccati dal patto di stabilità interno e oltre 2 stanziati dal decreto del fare.
La ricerca ha stilato una classifica secondo le tipologia di intervento: partire subito con cinque progetti prioritari, in grado di generare in tempi brevi 280mila posti di lavoro nell’edilizia e nell’indotto, che possono essere la ricostruzione in Abruzzo (11 miliardi e 100mila posti di lavoro), la ricostruzione in Emilia Romagna (9 miliardi e oltre 80mila posti di lavoro), riqualificazione edilizia scolastica (2 miliardi e 18mila posti di lavoro), nuovo piano città (5 miliardi e 45mila posti lavoro) e infine riqualificazione del territorio (4 miliardi e 36 mila posti lavoro).
Dare fiato ad un settore, quello dell’edilizia, che più di ogni altro ha sofferto la crisi può essere una questione prioritaria per l’economia italiana: lo studio Cna – Cresme evidenzia che fra il 2005 e il 2012 gli investimenti nel settore delle opere pubbliche si sono ridotti di 12,4 miliardi di euro con una perdita di 140mila posti di lavoro tra diretti e indotto.
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