Dare visibilità ad un patrimonio enologico non adeguatamente valorizzato, è questo l'obiettivo, per parlare della competizione internazionale e della necessità di fare sistema. Per difendere i prezzi all'origine occorre un'intesa di filiera. I vini Vesuviani non devono temere
confronti con gli altri territori potendo anzi giocare un asso in più, quello della mineralità che regala l’impronta di una tipicità inconfondibile, capace di sposare sia la cucina classica partenopea con il rosso, sia quella, più moderna, dell’alta ristorazione o della Costa con il rosato e con il bianco, ma principalmente il recupero di vitigni autoctoni, come la Catalanesca e Caprettone, rappresentano un punto forte per la promozione della qualità delle nostre produzioni vitivinicole del vesuviano.
Cosi il Rappresentante della Consulta Nazionale dell’Agricoltura, Rosario Lopa, a margine della giornata conclusiva della edizione 2013 di Vesuvinum Premio Amodio Pesce, tenutasi nel castello Mediceo di Ottaviano. Un appuntamento importante perché il vino, e la grande realtà economica che c'è dietro, rappresenta sempre più una risorsa strategica per il nostro Paese, un biglietto da visita inequivocabile del nostro Made in Italy.
Si devono avviare processi di promozione, in modo che le enoteche regionali, siano sempre più un network in grado di diffondere un prodotto di qualità e di prezzo, sia in Italia che all'estero, per favorire chi vuole comprare italiano e campano. E' indispensabile sostenere, sottolinea Lopa, la propensione ad andare sui mercati esteri, sottolineando l'importanza anche per il più grande produttore di stare in un sistema integrato. E la competizione internazionale, la sfida sui mercati extranazionali può coinvolgere tutti anche le piccole aziende. Andare sul mercato internazionale, non è solo una prerogativa delle aziende di punta, perché la qualità si può fare anche con i vini da tavola e la richiesta estera è per tutte le tipologie di vino.
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