22 settembre 2026 – Fertilizzanti e carbone lasciano spazio al grano. Le difficoltà che stanno interessando le esportazioni russe attraverso il Mar Nero stanno spingendo gli operatori a utilizzare terminal del Baltico e dell'Artico per creare rotte alternative verso i mercati internazionali.
La trasformazione riguarda infrastrutture a Ust-Luga, San Pietroburgo e Murmansk, alcune delle quali erano state progettate principalmente per movimentare fertilizzanti minerali e carbone.
Prima delle attuali perturbazioni quasi il 90% dell'export cerealicolo russo via mare transitava dal Mar Nero. La concentrazione dei flussi in quell'area è diventata però un elemento di vulnerabilità e le imprese stanno cercando capacità alternativa.
Ultramar, importante terminal di Ust-Luga specializzato nei fertilizzanti, ha iniziato a esportare grano ad agosto. Anche il terminal Modul di San Pietroburgo e infrastrutture di Murmansk stanno entrando nella nuova geografia delle spedizioni.
Il cambiamento coinvolge direttamente la ferrovia. Per alimentare i terminal settentrionali occorre trasferire volumi cerealicoli su distanze maggiori rispetto ai tradizionali sbocchi meridionali, aumentando il peso della rete ferroviaria nella catena export.
Murmansk offre inoltre una caratteristica strategica: è un porto operativo durante tutto l'anno e consente l'accesso alle rotte oceaniche attraverso acque considerate più sicure rispetto all'attuale scenario del Mar Nero.
La riconversione arriva mentre le esportazioni russe di grano stanno rallentando: nei primi due mesi della nuova stagione sono diminuite del 31% e per settembre viene indicata una contrazione ancora più forte rispetto al 2025.
Il risultato è una riorganizzazione logistica che va oltre l'emergenza: terminal, ferrovia e geografia dell'export russo stanno iniziando a cambiare insieme.






