1 agosto 2026 - Il trasporto ferroviario delle merci continua a perdere volumi proprio mentre il Paese sta realizzando uno dei più importanti programmi di ammodernamento della rete. Nei primi sei mesi del 2026 il traffico si è fermato a 23,7 milioni di treni-chilometro, contro i 25,8 milioni dello stesso periodo del 2025, con una contrazione dell’8,1%.
La flessione supera i due milioni di treni-chilometro in sei mesi e aggrava una dinamica negativa iniziata negli anni precedenti. Nel 2021 il comparto aveva raggiunto 53,8 milioni di treni-chilometro, scesi a 49,4 milioni nel 2025. Qualora l’andamento attuale proseguisse, il 2026 potrebbe chiudersi intorno ai 45 milioni, riportando il mercato sui livelli di circa dieci anni fa.
Fermerci individua tra le principali cause le interruzioni e le limitazioni determinate dai circa 1.300 cantieri attivi sulla rete. Gli interventi sono indispensabili per migliorare capacità, sagome, tecnologie e prestazioni dell’infrastruttura, ma stanno riducendo la disponibilità delle tracce e la regolarità dei collegamenti.
Il rischio evidenziato dagli operatori è che una parte dei carichi trasferiti sulla strada non torni più sulla ferrovia. La costruzione di un servizio ferroviario richiede infatti programmazione, concentrazione dei volumi, disponibilità di locomotori, carri, personale e terminal. Il passaggio al camion può avvenire rapidamente, mentre il recupero della domanda ferroviaria necessita di tempi più lunghi.
Fermerci chiede quindi misure straordinarie per compensare gli effetti dei cantieri, il rifinanziamento degli incentivi e una programmazione pluriennale fino al 2030. L’obiettivo è evitare che, alla conclusione del PNRR, l’Italia disponga di una rete migliore ma di un sistema industriale ferroviario più debole.

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