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Marittimi su navi estere, Confitarma chiede chiarezza sull'Irpef

 

Marittimi italiani su navi estere, allarme Confitarma

15 ottobre 2026 – Torna al centro del confronto tra Confitarma e Agenzia delle Entrate la tassazione dei redditi percepiti dai marittimi italiani imbarcati su navi di bandiera estera. La Confederazione Italiana Armatori esprime preoccupazione per le conseguenze della risposta interpretativa n. 10/2026 dell'amministrazione finanziaria, che ha aperto interrogativi sull'applicazione dell'esenzione Irpef.

La questione riguarda in particolare il requisito temporale dei 183 giorni di attività lavorativa all'estero e il periodo entro il quale deve essere verificato. Secondo Confitarma, l'interpretazione adottata dall'Agenzia rischia di mettere in discussione comportamenti fiscali seguiti dai lavoratori sulla base di precedenti orientamenti della stessa amministrazione.

Il punto controverso è la possibilità di considerare i 183 giorni nell'arco di dodici mesi mobili, anche quando il periodo attraversa due anni solari. La Confederazione teme che redditi dichiarati in buona fede come esenti possano essere successivamente assoggettati a tassazione dagli uffici territoriali.

Non si tratta di una modifica legislativa già intervenuta, ma di un problema interpretativo che potrebbe avere conseguenze rilevanti per i lavoratori interessati.

Confitarma richiama le caratteristiche particolari del lavoro marittimo, segnato dall'alternanza tra imbarco e sbarco e dalla frequente successione di rapporti lavorativi. Queste condizioni rendono particolarmente importante la corretta individuazione del periodo di riferimento ai fini fiscali.

Il confronto con gli uffici centrali dell'Agenzia delle Entrate rimane aperto. L'associazione chiede di superare l'incertezza e di definire criteri applicativi coerenti e prevedibili.

La vicenda assume anche una dimensione occupazionale. Secondo Confitarma, il rischio di contestazioni fiscali e la mancanza di certezze potrebbero ridurre l'attrattività delle professioni marittime, proprio mentre il settore cerca di favorire l'ingresso di nuove generazioni e di personale qualificato.

La richiesta degli armatori è quindi quella di un chiarimento che tenga conto delle specificità del lavoro a bordo delle navi estere e consenta ai marittimi di conoscere con certezza il trattamento fiscale dei propri redditi.


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