15 ottobre 2026 – Il trasporto ferroviario merci italiano continua a perdere traffici proprio nei nodi che dovrebbero assicurare il collegamento tra la rete nazionale e il sistema produttivo. Nel 2025 i 205 impianti di ultimo miglio analizzati da Fermerci hanno movimentato 329.388 treni, il 4,5% in meno rispetto ai 345.024 del 2024.
Il confronto con il
2021, anno di massimo della serie esaminata, è ancora più significativo: dai
384.863 convogli di allora si è scesi di oltre 55mila treni, con una
contrazione del 14,4%.
Sono i dati principali
della Carta dell'Ultimo Miglio Ferroviario 2026, presentata dall'associazione
alla Green Logistics Expo di Padova. Il documento, elaborato prevalentemente
sulla base dei dati di Rete Ferroviaria Italiana, fotografa le difficoltà
operative e i costi che penalizzano il trasporto ferroviario nei terminal,
negli interporti e negli scali portuali.
La flessione interessa
tutte le principali categorie di impianto. I terminal merci sono passati da
117.900 a 110.478 treni, con una diminuzione del 6,3%. I fasci di binari
privati hanno registrato 55.808 convogli, il 6,7% in meno, mentre gli
interporti sono scesi da 77.840 a 76.429 treni, con una contrazione dell'1,8%.
Anche i porti raccordati
perdono traffico ferroviario: 44.944 treni nel 2025 contro i 46.233 dell'anno
precedente, pari a una riduzione del 2,8%.
La distribuzione dei
volumi evidenzia inoltre una forte concentrazione. Circa il 70% dei treni
interessa il 38% degli impianti, mentre terminal merci e interporti, pur
rappresentando 59 dei 205 nodi analizzati, movimentano complessivamente circa
il 57% del traffico.
Resta marcato il divario
territoriale. Il Nord concentra circa l'85% dei treni e il 72% degli impianti.
La Lombardia guida la graduatoria con 65.153 convogli, seguita da
Friuli-Venezia Giulia con 50.432 e Veneto con 40.441.
Nel Mezzogiorno emergono
tuttavia alcuni nodi con un'intensità di utilizzo significativa. In Calabria,
con 6.734 treni complessivi, la media supera i 2.200 convogli per impianto,
mentre in Sicilia si registrano 3.114 treni e una media di 1.038 per impianto.
Accanto alla diminuzione
dei traffici, Fermerci segnala il peso economico delle operazioni di manovra e
di accesso alla rete. Gli extra-costi sostenuti dalla modalità ferroviaria
rispetto alla strada sono stimati tra 100 e 110 milioni di euro l'anno, con un
onere medio di 518 euro per treno e punte di circa 700 euro nei porti.
La legge di Bilancio
2025 ha previsto un contributo per la manovra ferroviaria portuale, prorogato
fino al 2030, ma il relativo decreto attuativo è ancora atteso. La dotazione
massima di sei milioni di euro annui, secondo Fermerci, consentirebbe di
coprire soltanto un quarto degli extra-costi portuali.
«A fronte degli
importanti investimenti infrastrutturali in corso, è necessario creare le
condizioni affinché la maggiore capacità della rete si traduca in un effettivo
incremento dei traffici», ha dichiarato Giuseppe Rizzi, direttore generale di
Fermerci.
La questione riguarda
anche gli obiettivi ambientali. Secondo le elaborazioni RSE riportate nel
documento, il trasporto ferroviario merci consente ogni anno di risparmiare
circa 670 milioni di litri di carburante fossile rispetto alla strada, evitando
emissioni stimate in 1,6 milioni di tonnellate di CO₂.
Il quadro presentato a
Padova mette dunque in evidenza una criticità strutturale: gli investimenti
sulle grandi infrastrutture ferroviarie rischiano di produrre benefici limitati
se terminal, porti e raccordi industriali continuano a perdere traffici e
competitività economica.
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oltre 55mila treni persi nell'ultimo miglio ferroviario
La
Carta Fermerci 2026 registra 329.388 treni negli impianti di ultimo miglio,
-14,4% sul 2021. Extra-costi fino a 110 milioni annui.







