9 settembre 2026 - Taranto era stata individuata come uno dei porti strategici italiani per sostenere lo sviluppo dell'eolico offshore. A distanza di circa un anno, il sistema imprenditoriale locale chiede però di capire quando quella scelta si trasformerà in cantieri, investimenti e attività industriali.
A sollevare la questione è Confapi Taranto, che chiede chiarimenti sullo stato di avanzamento del progetto e sui tempi necessari per rendere operativo l'hub.
Il punto va distinto con attenzione: la posizione di Confapi rappresenta una sollecitazione del mondo imprenditoriale, non la prova che il progetto sia stato abbandonato.
Ma la domanda è industrialmente rilevante.
Un hub per l'eolico offshore richiede grandi superfici retroportuali, banchine con portate elevate e spazi capaci di ospitare componenti fuori scala: torri, pale, fondazioni e sottostrutture destinate ai parchi in mare.
Per Taranto significa la possibilità di aggiungere alla funzione portuale una nuova filiera industriale, con attività di assemblaggio, project cargo, manutenzione e servizi.
La competizione, però, non aspetta.
Altri porti italiani ed europei stanno predisponendo aree e infrastrutture per intercettare la stessa filiera, mentre produttori e sviluppatori devono programmare con anni di anticipo supply chain e basi operative.
Per questo la questione posta dagli imprenditori tarantini va oltre il singolo investimento.
Essere indicati sulla carta come hub strategico è il primo passo. Il mercato arriverà soltanto quando troverà banchine, spazi, regole e tempi certi.






