10 settembre 2026 – Lo Stretto di Hormuz non è chiuso, ma il traffico marittimo sta assumendo dimensioni eccezionalmente ridotte. I dati preliminari di ship tracking indicano appena sette attraversamenti nella giornata di mercoledì, mentre armatori e operatori energetici continuano a rivedere le proprie strategie di fronte all'aumento del rischio nella regione.
Secondo i dati riportati da Reuters, quattro unità hanno lasciato il Golfo e tre vi sono entrate. Il giorno precedente i passaggi erano stati dodici, mentre la media dei dieci giorni precedenti si attestava intorno alle quattordici navi.
Numeri che fotografano un restringimento significativo del traffico attraverso uno dei chokepoint più importanti del sistema energetico mondiale.
Tra le unità in uscita figura la VLCC Finland Prosperity, con un carico prossimo ai due milioni di barili di greggio. Ancora più significativo è il dato relativo al gas: nessuna LNG carrier risulterebbe aver attraversato lo stretto nella giornata considerata.
Hormuz rappresenta un passaggio fondamentale per le esportazioni energetiche di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Qatar, Iraq e Iran. Una riduzione prolungata dei transiti non significa quindi soltanto meno navi sulla carta nautica, ma pressione crescente su chartering, assicurazioni, disponibilità delle tanker e programmazione delle raffinerie.
Il dato più interessante dal punto di vista logistico arriva però fuori dallo stretto.
Parallelamente alla riduzione dei transiti attraverso Hormuz stanno aumentando i caricamenti di greggio e condensati attraverso Yanbu, sul Mar Rosso, terminal saudita collegato alle aree produttive orientali attraverso la rete di oleodotti del Regno.
È la dimostrazione concreta di come la supply chain energetica stia reagendo alla crisi.
La possibilità di trasferire il greggio via pipeline dalla costa del Golfo verso il Mar Rosso consente all'Arabia Saudita di aggirare Hormuz per una parte delle esportazioni. Non può sostituire integralmente la capacità dello stretto, ma rappresenta una valvola strategica quando la navigazione diventa troppo rischiosa.
Per gli operatori la questione è ormai economica oltre che geopolitica. Una tanker può tecnicamente attraversare Hormuz, ma l'armatore deve valutare sicurezza dell'equipaggio, war risk premium, disponibilità assicurativa e possibilità che la situazione cambi mentre la nave si trova ancora nel Golfo.
Il risultato comincia a essere visibile direttamente nei dati AIS: Hormuz resta aperto sulla carta, ma una parte dello shipping sta già votando con la rotta. E il petrolio che può farlo sta cercando un'altra uscita verso il mare.






