16 marzo 2026 - “La combinazione tra tensioni geopolitiche, interruzione delle rotte commerciali, aumento vertiginoso dei costi energetici e dei prezzi di alluminio primario oltre i 3400 dollari a tonnellata, sta mettendo a rischio la stabilità della filiera globale dell’alluminio primario”. A lanciare l’allarme è Mario Conserva, Segretario Generale di FACE – Federation of Aluminium Consumers in Europe, che denuncia il rischio concreto di una crisi sistemica per l’industria europea.
“La crisi che stiamo
osservando è multipla – afferma Conserva – da un lato il blocco delle rotte
marittime impedisce all’alluminio già prodotto di raggiungere i mercati;
dall’altro si stanno creando le condizioni per una drastica riduzione della
produzione, soprattutto nei Paesi del Golfo, dove gran parte degli impianti di
smelting dipende dal gas”.
In questo scenario
critico, segnato dal conflitto in corso, FACE esprime la propria piena
solidarietà ai partner storici e strategici dell'industria dell'alluminio del
GCC (Consiglio di Cooperazione del Golfo), nonché ai cittadini dell'area
colpiti dalle ostilità. Il successo industriale del GCC, frutto di decenni di
investimenti miliardari che hanno coinvolto anche appaltatori europei, ha
creato una catena del valore d'eccellenza che oggi rappresenta il secondo
settore economico della regione. Secondo FACE, gli impianti di alluminio
primario nel Golfo sono ora fortemente esposti: eventuali attacchi alle
infrastrutture energetiche o interruzioni nella fornitura di gas potrebbero
costringere le industrie a fermare gli impianti per evitare gravi incidenti
industriali. A questo si aggiunge il problema della disponibilità di allumina,
la materia prima necessaria per produrre alluminio. “Per produrre un milione di
tonnellate di alluminio primario servono circa due milioni di tonnellate di
allumina, che i Paesi del Golfo importano quasi interamente dall’estero –
spiega Conserva – se le rotte commerciali restano bloccate, gli impianti hanno
scorte limitate a due o tre settimane”.
Se l’interruzione
dovesse prolungarsi, le conseguenze potrebbero essere irreversibili. Le
potline, le linee elettrolitiche che producono alluminio, non possono infatti
essere fermate senza rischiare danni permanenti agli impianti. “Parliamo di una
regione che rappresenta circa l’8% della produzione mondiale di alluminio
primario e che da 27 anni è parte integrante della nostra Federazione”, avverte
Conserva.


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