La Naples Shipping Week è il secondo appuntamento italiano per i membri del settore marittimo mondiale. Segue Genova, dove per la prima volta, a corredo dello Shipbrokers and Shipagents Dinner, che ha festeggiato nel 2013 la sua dodicesima edizione, è stata ideata, pensata e realizzata in concreto una vera e propria settimana dello shipping aperta a tutta la città. Il nostro Dinner, da anni è inserito nelle agende internazionali degli eventi legati al settore, si alterna a
Poseidonia e viaggia in parallelo con l’Eisbeinessen di Amburgo. Porta a Genova circa 3000 operatori, tra trader, amatori, broker, assicuratori, avvocati marittimisti, rappresentanti di istituti di credito, agenti marittimi, spedizionieri, istituzioni, associazioni di categoria e caricatori, con un beneficio per la città in termini di indotto, tra alberghi, ristoranti, sale congressuali, location per eventi, shopping e servizi stimato in oltre 2 milioni di euro. Solo pensando a Genova, circa il 30% dei redditi dei suoi abitanti dipende dal porto.
La frattura che si è generata nell’ultimo decennio tra le banchine e la città è paradossale: il porto è i suoi lavoratori. Se il porto è florido, lo è anche la sua città. Eppure assistiamo troppo spesso a manifestazioni di insofferenza e diffidenza nei confronti degli scali portuali. Il “no” è diventato una presa di posizione a prescindere e rappresenta un grido di frustrazione e rabbia, frutto di una dignità sociale defunta, soprattutto da parte di quelle persone su cui le attività portuali hanno un impatto pesante, loro malgrado. In attesa delle riforme strutturali necessarie per garantire non solo la ripresa economica ma anche una fase di sviluppo duraturo, dobbiamo interrogarci su quanto in realtà nel nostro Paese, e in particolare nella nostra città, sia difficile coniugare gli interessi economici con le esigenze sociali, quasi fossero gli uni contrapposti agli altri anziché consequenziali.
Il fatto che in Italia poco importi degli oltre 213 mila posti di lavoro che il cluster marittimo genera è preoccupante, come è preoccupante che l’itero Paese non si renda pienamente conto di quanto l’economia del mare sia un concreto e certo volano di sviluppo. Forse alla politica spetta anche il compito di ricucire uno strappo profondo con il tessuto sociale italiano, un impegno che richiederà costanza, dialogo e conciliazione, per far sì che l’idea di progresso coincida non solo con la crescita di traffici ma anche, e soprattutto, con il miglioramento delle condizioni di vita. Ecco perché la totale assenza delle Istituzioni e il loro scarso coinvolgimento e interessamento al nostro lavoro pesa come un macigno. Aldo Negri Presidente del Gruppo Giovani Assagenti.
CULTURA
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