19 marzo 2026 - Difficile, preoccupante, ma per il momento non ancora devastante. Assiterminal, l’associazione che raccoglie terminalisti e imprese portuali in tutti porti italiani osserva con attenzione quanto sta avvenendo in seguito allo scoppio della guerra in Medio Oriente e al conseguente blocco dei transiti marittimi nello stretto di Hormuz e alla, ennesima, contrazione nel Mar Rosso. A preoccupare, soprattutto, è quanto potrà avvenire nei prossimi giorni e nelle prossime settimane se continuerà il conflitto.
«Non è una situazione
facile da inquadrare al momento - dichiara il Direttore, Alessandro Ferrari -
Per ora i primi effetti tangibili sono, come per tutti, l’aumento del costo del
carburante e dell’energia elettrica che inevitabilmente si vanno a ripercuotere
sui costi operativi. Per quanto riguarda i volumi dei traffici, invece, è
ancora troppo presto per esprimere una valutazione. L’Adriatico, comunque, sta
avvertendo un primo rallentamento dell’export. Mi riferisco in particolare ai
settori della metallurgia, della ceramica, dei prodotti lavorati e dei derivati
dei cereali, dove si riscontrano problemi con la spedizione della merce».
«Ravenna, Ancona,
Venezia in parte Trieste iniziano ad avvertire una proiezione di contrazione
sia dell’import (materie prime funzionali all’indotto industriale dei territori
limitrofi) che dell’export. D’altronde, rispetto alle previsioni che erano
state fatte solo 15 giorni fa, i tempi del trasporto marittimo si sono
nuovamente notevolmente rallentati. C’è da tener conto che il Mar Rosso è
praticamente, di nuovo, fermo, con la conseguente riorganizzazione della
logistica marittima e la maggiore appetibilità di porti più vicini a Gibilterra,
laddove le navi riprendono a circumnavigare l’Africa: ciò può evidentemente
pregiudicare i porti italiani a vocazione internazionale più distanti
dall’accesso occidentale del mediterraneo. Quindi si sta lavorando per una
riorganizzazione e razionalizzazione complessiva degli spazi e del lavoro.
Anche il Tirreno, in realtà, avverte quanto sta avvenendo, ma in misura minore.
Nel settore dei container, ad esempio, la guerra si ripercuote sulla gestione
dei “vuoti” ma soprattutto su quote di transhipment che si riposizionano verso
i porti spagnoli e marocchini per la lor vicinanza a Gibilterra. I traffici del
Tirreno sono molto orientati sui rapporti commerciali con il continente
americano, a differenza dell’Adriatico che guarda molto a Oriente».


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