9 gennaio 2026 - Dopo un 2025 turbolento, in cui i dazi sono diventati un tema centrale in quasi tutti i settori, una cosa è chiara per il 2026: l’incertezza rimarrà l’unica costante. Le tensioni geopolitiche, le dispute commerciali, le nuove normative e un’economia globale fragile continueranno a plasmare il commercio internazionale, cambiando al tempo stesso il ruolo della gestione doganale.
Customs Support Group, il principale provider indipendente europeo di soluzioni in ambito doganale e trade compliance, ha individuato cinque trend chiave per il 2026. Basati su progetti con i clienti, sviluppi di mercato e cambiamenti normativi, questi trend saranno particolarmente rilevanti per le aziende nel prossimo anno.
“Con l’aumento delle barriere commerciali e la persistente volatilità geopolitica, il 2026 sarà l’anno in cui la gestione doganale passerà definitivamente da semplice attività amministrativa di back-office a leva strategica per la resilienza della supply chain”, prevede John Wegman, CEO di Customs Support Group. “Dati centralizzati, una gestione proattiva dei dazi e una profonda expertise doganale saranno elementi essenziali per affrontare nuovi requisiti, interruzioni e rischi, e per garantire flussi transfrontalieri affidabili.”
1. Gestione doganale e delle competenze delle persone come vantaggio competitivo
Le aziende non possono controllare o prevedere gli shock, ma possono concentrarsi su ciò che è nelle loro possibilità: costruire basi solide, in particolare un robusto framework di gestione doganale, per essere pronte quando arriveranno momenti di turbolenza.
2. Centralizzazione doganale e visibilità dei dati
La resilienza della supply chain dipende sempre più da tecnologie avanzate: visibilità digitale, analisi predittiva, tracciamento in tempo reale e dashboard end-to-end. Questi strumenti sono ormai standard quando si parla di resilienza, ma i dati doganali restano l’anello debole. La maggior parte delle aziende, infatti, non ha una reale visibilità sui propri dati doganali semplicemente perché sono distribuiti tra diversi broker, strumenti, formati e sistemi.
3. Complessità della compliance - L’ascesa delle barriere non tariffarie
Il 2025 è stato caratterizzato dai dazi, ormai diventati una presenza costante nell’agenda dei responsabili doganali di quasi tutti i settori. Parallelamente, però, le aziende si trovano ad affrontare una tendenza iniziata anni fa e destinata a intensificarsi nel 2026: l’ascesa delle barriere non tariffarie, in particolare attraverso la proliferazione di nuove politiche di conformità.
4. Gestione proattiva dei dazi – Costruire un Duty Playbook
L’anno scorso molte aziende hanno operato in modalità reattiva, adattandosi rapidamente ai nuovi dazi e agli shock di breve periodo. Il 2026 richiede però un cambio di approccio: dalla reazione alla strutturazione. Ciò significa mappare l’esposizione globale ai dazi, sfruttare i programmi di facilitazione degli scambi, ottimizzare le strategie di origine e ottenere rimborsi quando possibile.
5. Classificazione delle merci: le fondamenta della resilienza
In mezzo a tutta questa complessità, i principi fondamentali restano un punto fermo. Una classificazione corretta delle merci è la colonna portante di ogni supply chain resiliente: determina dazi, restrizioni e requisiti normativi e influisce sul costo totale di atterraggio di ogni prodotto.
Conclusione: il 2026 sarà un banco di prova per la gestione doganale


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