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Diritto all’autoproduzione nelle operazioni portuali


2 luglio 2020 -
 “ALIS esprime preoccupazione nei confronti degli emendamenti al disegno di legge di conversione del Decreto Rilancio in materia di trasporto marittimo, che di fatto modificano l’articolo 16 della Legge 84/94 introducendo specifiche autorizzazioni per l’esercizio delleoperazioni portuali, da effettuarsi all’arrivo o alla partenza delle navi”.
 Lo dichiara il Direttore Generale di ALIS Marcello Di Caterina in riferimento agli emendamenti presentati nell’iter di conversione in legge del cd. DL Rilancio, con specifico riferimento a quello riguardante l’inserimento di un articolo 199-bis rubricato “Norme in materia di operazioni portuali”.
“Siamo contrari all’approvazione di queste modifiche in quanto riteniamo che non tutelino il diritto all’autoproduzione, garantito agli operatori economici dall’articolo 9 della legislazione antitrust, la legge n. 287/1990, e quindi anche agli armatori nel settore marittimo - prosegue il Direttore Generale di ALIS - ma, anzi, rappresentino un vero passo indietro per l’intera portualità italiana”. 
“L’introduzione deinuovi requisiti contenuti nel testo dell’emendamento per il rilascio di specifiche autorizzazioni volte all’esercizio delle operazioni portuali prevede in primis che si possa procedere con l’autoproduzionesolo nel caso in cui nel medesimo porto non siano disponibili società autorizzate ai sensi degli articoli 16 e 17. Inoltre,le autorizzazioni oggi di durata fino a quattro anni andrebbero fornite ad ogni toccata e sarebbero da richiedere entro 10 giorni rispetto alla data di presunto arrivo nave.Infine, il canone oggi commisurato ai volumi di trafficodiventerebbe molto più oneroso in quanto commisurato al numero di scali, raggiungendo il valore di 1.500€ a scalo per le navi oltre i 100 metri. Appare evidente che i nuovi requisiti rappresenterebbero dei veri e propri ostacoli all’istituto dell’autoproduzione, soprattutto per le navi impegnate nelle Autostrade del Mare con frequenze elevate. Tutto questo - aggiunge Di Caterina -comporterebbe una profonda lesione della competitività del settore marittimo nonché l’aumento dei costi per le compagnie armatoriali, dal momento che si ritroverebbero a non poter più disporre del proprio personale e, di conseguenza, si creerebbero abusi di posizione dominante”.

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